Hermann a mes cotes me paraissait une ombre

antiheros14,8x15,1 

Composizione: Bacche di ribes nero, pepe nero, galbanum, calypsone, geosmin, incenso, pepperwood, petalia, assoluta di rosa, patchouly, ambroxan...



Un Sé Alternativo

Chi cammina al vostro finaco nella foresta nella notte più cupa? Nel poema di Victor Hugo, «À quoi songeaient les deux cavaliers dans la forêt», (Cosa pensavano i due cavalieri nella foresta), il narratore racconta“al mio fianco, Hermann era come uno spettro.”
Tutti abbiamo delle ombre, perfino durante la notte nella foresta cupa. Potete chiamare le vostre con un altro nome: il vostro compagno invisibile. La vostra coscienza, la vostra anima, forse il vostro alter ego. La vostra ombra potrebbe avere un nome, come Hermann.
Oppure la vostra ombra potrebbe essere il vostro profumo. È il vostro alter ego. Potete contraddirlo, potete sfidarlo, potete testare i limiti dei vostri stessi modi di pensare. Potete meditare sulle sfaccettature più sottili dell’esistenza. Ma non potete perdere il vostro alter ego, mai e poi mai. È il vostro sé alternativo. Mentre avanzate nella vita e ne contemplate il significato, ponete delle domande a cui non è possibile rispondere. Quando siete sopraffatti dalle incertezze, guardate alla vostra ombra. Forse troverete una risposta. Forse no. Almeno, però, avrete un’incontro interessante.

Cosa Pensavano I Due Cavalieri Nella Foresta

Oscura era la notta e la foresta cupa.
Al mio fianco Hermann era come uno spettro.
I cavalli al galoppo. Che Dio voglia guidarli!
Le nuvole del cielo sembravano di marmo.
Le stelle volavano tra le chiome degli alberi.
Come uno stormo d’uccelli ardenti.

Son gonfio di rimorsi. Spezzato dal dolore,
Lo spirito di Hermann ha perso la speranza.
Son gonfio di rimorsi. Amori miei dormite!
Mentre percorrevamo questo verde deserto,
Hermann mi disse: “Penso alle tombe socchiuse. ”
“Penso” – io gli risposi “alle tombe ormai chiuse. ”
Egli guarda in avanti ed io guardo all’indietro
I cavalli galoppano in mezzo a una radura;
Il vento porta l’eco di un angelus lontano
“Io vo pensando a quelli che l’esistenza affligge”.
Quelli che ancora sono, coloro che ancora vivono”.
“Io penso” – gli rispondo: “a quelli che son morti”.
Le fontane cantavano. Che parole cantavano?
Le querce mormoravano. Che cosa mormoravano?
Gli arbusti sussurravano come dei vecchi amici.
Hermann mi disse: “I vivi non possono dormire,
Vi sono occhi che vegliano, vi sono occhi che piangono. ”
Io gli risposi: “ed altri giacciono addormentati.”
Hermann riprese allora: “È la vita sventura.
I morti più non soffrono. Infine sono in pace!
Come invidio le tombe ricoperte di erba
Sulle quali l’autunno fa cadere le foglie
E la notte accarezza con le sue dolci fiamme
Perché il cielo raggiante calma tutte le anime.
Gli risposi: «silenzio, rispetta il gran mistero!
I morti son distesi nella terra che premi.
I morti sono i cuori che un tempo ti hanno amato
L’angelo estinto! Son tuo padre e tua madre
Non deve rattristarli con amara ironia
Come attraverso un sogno ci odono parlare.